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Tenuta Chiaramonte
Olio DOP, IGP o biologico: che differenza c'è davvero

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Olio DOP, IGP o biologico: che differenza c'è davvero

DOP e IGP parlano di origine, il biologico di come si coltiva. Cosa garantisce davvero ogni sigla, cosa non garantisce, e perché un olio può averne più di una.

29 ottobre 20266 min di letturadi Tenuta Chiaramonte

Sugli scaffali e negli shop online le sigle si moltiplicano: DOP, IGP, biologico, "100% italiano". Sembrano tutte promesse di qualità, ma non dicono la stessa cosa. Alcune riguardano da dove viene l'olio, altre come sono state coltivate le olive. E nessuna, da sola, garantisce che l'olio che hai in mano sia fresco e buono.

In questa guida vediamo cosa significa ogni certificazione, come riconoscerla in etichetta e come usarla per scegliere.

In breve

DOPIGPBiologico
Cosa garantisceorigine da una zona precisa e un disciplinare rigorosoorigine da un territorio più ampiometodo di coltivazione senza prodotti chimici di sintesi
Legame col territoriostrettissimofortenessuno (può venire da ovunque)
Logo UEgiallo e rossogiallo e blufoglia verde
Chi controllaorganismo di controllo autorizzatoorganismo di controllo autorizzatoorganismo di certificazione biologica

La cosa più importante da ricordare: DOP e IGP parlano di origine, il biologico parla di metodo. Per questo le sigle si possono sommare.

Prima di tutto: "extravergine" è un'altra cosa

"Extravergine" non è una certificazione ma una categoria merceologica. Un olio è extravergine se supera precisi limiti chimici (acidità libera, perossidi e altri parametri) e se un panel di assaggiatori non trova difetti. Se fallisce uno di questi controlli, è "vergine" o "lampante".

DOP, IGP e biologico si aggiungono sopra: un olio DOP è sempre extravergine, ma non tutti gli extravergini sono DOP.

L'olio DOP: origine e disciplinare

DOP significa Denominazione di Origine Protetta. È il riconoscimento europeo che lega più strettamente un prodotto alla sua terra. Per un olio DOP:

  • le olive devono essere coltivate nella zona delimitata;
  • la trasformazione in olio deve avvenire nella stessa zona;
  • si possono usare solo le cultivar previste dal disciplinare, spesso autoctone;
  • l'olio deve rispettare parametri chimici e sensoriali più severi di quelli di legge per l'extravergine.

Ogni DOP ha il suo disciplinare. La DOP Monti Iblei, nel sud-est della Sicilia, è divisa in otto sottozone, ognuna con le sue cultivar. Il nostro Il Distinto è DOP Monti Iblei Gulfi, da sole olive Tonda Iblea; Il Galante è DOP Monti Iblei Valle dell'Irminio, da olive Moresca. Se vuoi approfondire sottozone e cultivar, c'è la nostra guida all'olio DOP Monti Iblei.

In etichetta trovi il logo giallo e rosso e il nome completo della denominazione, spesso con la sottozona. Un olio che si dice "DOP" senza indicare quale denominazione merita un secondo sguardo.

L'olio IGP: un territorio più ampio

IGP significa Indicazione Geografica Protetta. Anche qui l'origine è garantita e c'è un disciplinare da rispettare, ma il territorio è più ampio e i vincoli sulle cultivar sono di solito più larghi.

Per l'olio IGP Sicilia la zona è l'intera regione: le olive devono essere coltivate in Sicilia e trasformate in Sicilia. È una garanzia di sicilianità vera, che permette però di valorizzare cultivar e territori che non rientrano in una DOP.

È il caso del nostro Il Primizio, IGP Sicilia da sole olive Verdese: una cultivar iblea poco diffusa, dal fruttato leggero ed erbaceo. In etichetta l'IGP si riconosce dal logo giallo e blu.

L'olio biologico: il metodo, non l'origine

Il biologico non dice nulla sulla provenienza: dice come sono state coltivate le olive. Un olio biologico nasce da uliveti in cui:

  • non si usano pesticidi né concimi chimici di sintesi;
  • la fertilità del suolo si mantiene con sovesci, letame e lavorazioni;
  • la difesa dai parassiti si fa con trappole, mezzi meccanici e prodotti ammessi;
  • un organismo di certificazione ispeziona campi e frantoio ogni anno.

In etichetta trovi la foglia verde dell'Unione Europea, il codice dell'organismo di controllo (sui nostri oli: IT BIO 018) e l'origine delle materie prime ("Agricoltura Italia", "Agricoltura UE"…).

Un olio può essere biologico e venire da qualunque Paese. Per questo, se ti interessa anche l'origine, cerca il biologico insieme a un'indicazione geografica o all'origine italiana dichiarata, come nel nostro L'Amabile, biologico e 100% italiano.

Le sigle si sommano

Visto che rispondono a domande diverse, un olio può avere più certificazioni insieme. Ecco come stanno i nostri:

OlioCertificazioniCultivarProfilo
Il DistintoDOP Monti Iblei Gulfi + biologicoTonda Ibleafruttato intenso
Il GalanteDOP Monti Iblei Valle dell'Irminio + biologicoMorescafruttato medio
Il PrimizioIGP Sicilia + biologicoVerdesefruttato leggero
L'Amabilebiologico, 100% italianoblenddelicato

Un DOP biologico ti dà entrambe le garanzie: sai da dove viene e come è stato coltivato.

Cosa le certificazioni non garantiscono

Nessuna sigla, da sola, ti dice tutto. In particolare:

  • la freschezza: un DOP di tre anni fa è comunque un olio stanco. Guarda sempre la campagna di raccolta indicata in etichetta;
  • il gusto: due DOP della stessa zona possono essere molto diversi, a seconda della cultivar e della cura in frantoio;
  • la conservazione: un ottimo olio tenuto alla luce e al caldo si rovina in pochi mesi.

Per valutare un olio servono anche i dati delle analisi e il tuo naso. Ti aiutano la guida a leggere acidità, polifenoli e perossidi in etichetta e quella per riconoscere un vero olio extravergine.

Diciture da non confondere con le certificazioni

Alcune frasi in etichetta sembrano garanzie ma non lo sono:

  • "100% italiano" o "olio di oliva italiano": indica l'origine delle olive e della molitura. È un'informazione utile e obbligatoria, ma non è un disciplinare: non dice nulla su cultivar o metodo;
  • "imbottigliato in Italia" o "prodotto in Italia": si riferisce al confezionamento, non alle olive;
  • "miscela di oli di oliva originari dell'UE": olive di più Paesi, senza indicazione precisa;
  • "prima spremitura a freddo" ed "estratto a freddo": diciture regolamentate sulla temperatura di lavorazione, che però non dicono nulla sull'origine.

Quale scegliere

Dipende da cosa cerchi e da come usi l'olio:

  • Per il crudo e i piatti in cui l'olio è protagonista (bruschetta, legumi, carpacci): un DOP monocultivar esprime al massimo il territorio. Il Distinto se ami i sapori decisi, Il Galante se preferisci l'equilibrio.
  • Per il pesce, le verdure e i piatti delicati: un fruttato leggero come Il Primizio IGP Sicilia.
  • Per la cucina di tutti i giorni, comprese cotture e fritture: un biologico di origine italiana come L'Amabile, anche nei formati famiglia da 3 e 5 litri.

Se non sai da dove partire, la nostra guida al miglior olio extravergine siciliano mette a confronto profili e usi.

In sintesi

DOP e IGP garantiscono l'origine, con un legame col territorio più stretto per la DOP. Il biologico garantisce un metodo di coltivazione senza chimica di sintesi, ma non l'origine. Le sigle si possono sommare, e un olio che ne ha più d'una ti dà più garanzie. Nessuna però sostituisce i controlli più semplici: campagna di raccolta, analisi dichiarate e una buona conservazione.

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